Oltre lo schermo: a metà anni ’60 nasce “l’esperienza artistica”.

Oltre lo schermo: a metà anni ’60 nasce “l’esperienza artistica”.

 

 nam rvostell

Le videoinstallazioni e i videoambienti sono spazi che coinvolgono tutti i nostri sensi.

 

Ecco l’intreccio tra le arti e i sensi che nasce nella metà degli anni ’60.

 

Ci troviamo di fronto ad una pluralità di linguaggi e di supporti.

 

Con Nam June Paik e Wolf Vostell (entrambi legati ai Fluxus) siamo alla manipolazione delle immagini e alle videosculture con i monitor.

 namvostell 3

È una nuova esperienza dello spazio e dell’immagine.

 

È la perdita dei punti abituali di riferimento spazio – temporali.

 

Si viene a creare una relazione di interdipendenza fra opere e visitatore.

 

Le immagini e i suoni circondano e avvolgono lo spettatore.

 

In un’opera c’è tutto:

 

  • Musica
  • Movimento
  • Spazio

 

 

 

Il videoambiente interattivo fa ricorso al digitale (computer, programmi, interfacce…)

 

Lo spazio è strutturato con dei sensori che captano e trasmettono i dati fisici (gestuali, vocali, oculari, corporei…)

 

 

Lo spazio – tempo delle videoinstallazioni e dei videoambienti coinvolge quindi il corpo totale dello spettatore.

 

È un momento di incontro e dialogo, cosiccè possiamo affermare che l’interesse dell’artista va verso lo spettatore.

 

 

È abbattuta la quarta parete invisibile che separa la scena del pubblico.

Essa fa riferimento ad un personaggio che si rivolge direttamente al pubblico, o che riconosce attivamente (tramite un personaggio di rottura o tramite il dialogo) che i personaggi e l’azione non sono reali. Questo produce l’effetto di ricordare agli spettatori che quello che stanno vedendo è finzione producendo così un effetto stridente. Diversi artisti hanno usato questo effetto per dare importanza, poiché costringe il pubblico a vedere la finzione sotto una nuova luce e a guardare meno passivamente. Bertolt Brecht fu famoso per rompere deliberatamente la quarta parete, per incoraggiare il suo pubblico a pensare in modo più critico su ciò che stava guardando: il cosiddetto effetto di alienazione (Verfremdungseffekt).

 

Ecco il “miracolo” della videoinstallazione e del videoambiente.

 

Altresì possiamo constatare l’avventa “esperienza artistica”.

 

È in primo piano il “corpo” del visitatore che agisce, partecipa all’opera tramite i suoi sensi sollecitati.

 

Può, in definitiva, determinare una tra le tante manifestazioni dell’opera stessa:

 

  • l’esperienza artistica

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