Intervista di Armando Adolgiso ad Anna Monteverdi su Nuovi Media Nuovo Teatro

Nuovi media, nuovo teatro (1)

DAL SITO DI ARMANDO ADOLGISO, COSMOTAXI.

Già altre volte ho scritto che amo il teatro di parola quanto una colica renale, lo riaffermo.
Non che grandi autori del passato siano di colpo diventati inutili, restano grandi ma la loro presenza ha bisogno di un nuovo modo di messa in scena oppure di essere goduta in lettura sulla pagina. Non è sopportabile oggi l’attore che “ore rotundo” declama compiaciuto grandi parole. In ogni caso, dal basso dei miei oltre trent’anni di contributi Enpals ammetto – e ci mancherebbe non lo facessi! – la possibilità che esista un pubblico che proprio quello vuole. Non è un problema. Faccia il biglietto e si gusti quanto ha scelto.
Il nuovo e il futuro, però, stanno da un’altra parte. In un’epoca in cui avanzano le neotecnologie, le ibridazioni uomo-macchina, le proiezioni filosofiche del post-umano, il teatro sta vivendo una grande trasformazione e, insieme con le arti visive, è stata la forma d’arte che più tempestivamente (In Italia, meno tempestivamente) ha saputo cogliere le nuove opportunità espressive.
Un libro che affronta tale tema e riesce, al tempo stesso, a farne ottimamente storia e interpretazione critica lo dobbiamo all’Editore Franco AngeliNuovi media, nuovo teatro Teorie e pratiche tra teatro e digitalità.
Autrice di quelle maiuscole pagine è Anna Maria Monteverdi.
Esperta di Digital Performance, insegna Digital Video all’Accademia di Brera -Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte e Forme dello Spettacolo Multimediale al Dams di Genova.
Ha pubblicato la prima monografia assoluta su Robert Lepage (Il Teatro di R. Lepage, BFS, 2004); con Andrea Balzola è autrice del volume “Le arti multimediali digitali” (Garzanti, 2010) e “Storie mandaliche” (Nistri Lischi, 2004). Con Oliviero Ponte di Pino ha fondato il web magazine Ateatro.it curando la sezione Teatro e Nuovi Media.

Nuovi media, nuovo teatro è un libro necessario e appassionante che oltre a non potere mancare a tutti quelli che di teatro (anche se lontani dal digitale) si occupano, è consigliabile pure a quelli definiti “non addetti al lavori” perché apre porte di conoscenza non solo sulla nuova scena ma aiuta a capire quanto sta avvenendo intorno a noi (e pochi se ne accorgono) sul palcoscenico del mondo.
Dalla quarta di copertina: “Nuove frontiere per il teatro si aprono grazie alle caratteristiche di immersione, integrazione, ipermedialità, interattività, narratività non lineare propri del sistema digitale: dall’evoluzione nel web delle performance alla creazione di ambienti teatrali interattivi, all’elaborazione di una nuova drammaturgia multimediale.
Nella prospettiva di una networked culture il palcoscenico è solo uno dei possibili teatri dell’azione performativa: la scena può estendersi (spazialmente e temporalmente) in più ambienti interconnessi, dalle piattaforme multitasking dove diverse applicazioni possono operare contemporaneamente, alle community web e alle diverse reti telematiche, in una strategia di territorializzazione multipla che non ha precedenti.
Il libro percorre le più fruttuose sperimentazioni italiane e internazionali (Dumb Type, Studio azzurro, Giardini Pensili, Fortebraccio teatro, Motus, Big Art Group, Robert Lepage, Xlabfactory) e le linee teoriche più avanzate relative ai media studies”.

Il volume si avvale di una poderosa prefazione di Oliviero Ponte di Pino, un vero e proprio microsaggio che traccia come meglio non si potrebbe il percorso del teatro contemporaneo in questi più recenti anni. Circa il libro di Anna Maria Monteverdi ne segnala il rilievo dicendo: “Nuovi media, nuovo teatro è un libro bello e importante.
È bello perché in ogni pagina si avvertono la competenza e la passione.
Ed è importante perché getta nuova luce su alcune questioni che hanno attraversato il teatro del Novecento e continuano a riproporsi ancora oggi, con urgenza ancora maggiore, in un panorama mediatico e artistico profondamente trasformato dalla convergenza digitale e dall’avvento di internet”.

Per consultare l’Indice: CLIC!

Segue ora un incontro con l’autrice.

Nuovi media, nuovo teatro (2)

Ad Anna Maria Monteverdi (in foto) ho rivolto alcune domande.
Il principale motivo che ti ha spinto a questo lavoro?

Mi interessa mostrare quanto le nuove tecnologie possano diventare parte integrante di un “discorso teatrale”, creare nuovi formati di narrazione e nuove scritture sceniche, laddove l’artista sappia “modellarle” sulla base delle proprie esigenze espressive. Ma come dice il tecnoartista canadese Robert Lepage, “a volte la tecnologia è più dura del marmo!” L’interattività, la connessione remota, la scrittura ipertestuale aprono un fronte teatrale tutto da sperimentare. Il libro cerca di descrivere senza troppi tecnicismi, questo nuovo panorama tecno teatrale che coniuga la “liveness” dell’evento teatrale con le potenzialità dei media digitali, la corporeità del teatro e l’immaterialità del virtuale.

Aldilà delle tante dizioni, da te puntualmente elencate, sia nella loro diversità sia nella loro somiglianza, qual è il principale contributo che i nuovi media hanno dato al nuovo teatro?

Condivido l’opinione di alcuni studiosi inglesi secondo i quali il teatro è stato “amplificato” (talvolta questa forma di teatro tecnologico viene anche chiamata “enhanced theatre”), ovvero le specificità del teatro non vengono annullate bensì allargate a un potenziale di coinvolgimento (emotivo, percettivo) e di partecipazione del pubblico senza precedenti. Immedesimazione, coinvolgimento, interazione sono termini che ben appartengono al teatro e corrispondono a poetiche e teoriche ben definite. Se l’attuale comunicazione è diventata interattiva e sempre più sociale, connettiva e relazionale perfezionando il concetto di “webbness”, il teatro di per sé nasce come arte comunitaria, come “social drama”, evento da fruirsi collettivamente attraverso una forma di presenza fisica immediata, di una partecipazione reale ed emotiva della communitas .

Teatro di avanguardia, sperimentazione, alternativo, e poi con i fatali prefissi neo, post, trans… insomma, che cosa vuol dire per te “teatro di ricerca” oggi?

Sperimentare zone nascoste. Che esistono anche nella tecnologia, nonostante questa appartenga ormai al nostro quotidiano. L’artista di ricerca è colui che sa piegare la tecnica a svolgere funzioni per le quali non è stata progettata. Pensiamo alla piattaforma per videogiochi domestici Kinect usata per l’X-box. Oggi è di fatto lo strumento di motion capture più economico e flessibile che un coreografo digitale possa avere tra le mani per fare un lavoro di interaction design. Non più tute con cavi e sensori invadenti per l’interprete, solo una telecamerina che cattura i punti fondamentali del corpo e con quelle informazioni, trattate da un software, puoi gestire un sistema audio-video interattivo complesso. E’ un videogioco, ma nelle mani di un artista, può diventare molto altro. Condivido l’espressione di Rosalind Krauss studiosa di estetica che afferma che artista è colui che “reinventa il medium”, ovvero elabora su di esso una nuova grammatica e una nuova sintassi, dunque lo rende a tutti gli effetti un linguaggio.

Non solo Orlan, Stelarc, Stelios Arcadiou, Yann Marussich, Marcel.Lì, ma anche gruppi usano il proprio corpo come esplorazione tecno-antropologica della fisicità. Come interpreti quest’interesse delle arti sceniche per una sorta di “neocorpo”?

Il loro lavoro (le operazioni chirurgiche in forma di performance di Orlan, gli innesti di Stelarc, le propaggini tecno corporee di Marcelì) ha sicuramente rappresentato una parte importante delle discussioni sull’ibridazione uomo-macchina, sul tema del cyborg negli anni Novanta. Forse oggi si potrebbe parlare di neocorpi trasferiti come Avatar nella rete. Ma l’impressione è che la sperimentazione attuale non sia più volta a creare un corpo che imiti la macchina ma piuttosto, che sia la macchina digitale ad aver acquisito una ‘sensibilità’ umana e le fattezze di un interprete. Guardiamo l’esempio di Cinématique di Adrien Mondot: la scena che si trasforma di continuo seguendo i danzatori, ridefinendo ogni istante i contorni video luminosi del palcoscenico. Qua la tecnologia è indubbiamente, il terzo attore: e non ci sono in giro ingombranti interfacce di comunicazione con il sistema. Solo uno spazio vuoto. Come voleva Peter Brook.

Anna Maria Monteverdi
Nuovi media, nuovo teatro
Introduzione di Oliviero Ponte di Pino
Pagine 288, Euro 26.00
Franco Angeli

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