PARIGI AMON TOBIN VIDEOARTE E SPACE INVADERS


Parigi val bene un concerto. E il concerto “audiovisual” che mi sono regalata lo aspettavo da un po’; all’Olympia finalmente arriva ISAM il live di Amon Tobin, unica data francese per il tour del musicista elettronico brasiliano, autore anche di numerose colonne sonore di film indipendenti (tra cui Divine intervention, Palma d’oro a Cannes) e per videogames di successo come Tom Clancy’s splinter cell. Le voci e i suoni di sintesi si univano nel live performance a un uso strepitoso del videmapping, la tecnica che permette di proiettare su alcune superfici volumetriche, come aderendo come una maschera, video in 2 e 3D.

Amon Tobin interviene con la sua apparecchiatura elettronica stando dentro uno dei cubi traslucidi sovrapposti che compongono la scenografia. I video, astratti, ritmici, d’effetto, che richiamano la cultura industrial e noise ma anche le avanguardie, sono ipnotici. Un uso strabiliante dei nuovi media per  creare nuovi format performativi.

Tra i fanatici del mapping live Amon Tobin è gettonatissimo in rete; per questo riuscire ad ottenere un biglietto per l’Olympia non è facile. On line sono già esauriti sin da gennaio ma un mio ex studente dell’Accademia di Brera, Marzio Villa, fotografo, che ora abita a Parigi va direttamente al botteghino  e riesce fortunatamente a recuperarne 4. I biglietti costano più del volo aereo Ryanair Torino-Parigi Beauvais ma l’occasione è imperdibile.

Il più piccolo spettatore del concerto è indubbiamente mio figlio Tommaso, che ormai porto sempre con me ad ogni evento teatrale e performativo: sapevo che Amon Tobin gli sarebbe piaciuto. Da quel momento in poi la città era nelle nostre mani, per parafrasare titoloni che andavano per la maggiore alla Spezia in epoca di elezioni (…): Louvre, Centre Pompidou, Tour Eiffel. Evito rigorosamente i teatri, credo che Tommaso abbia diritto a fare il “turista per caso”…. Tommaso studia la mappa del metro, siamo in un hotel gestito da turchi francesi vicino al Parc de Luxembourg. Approfitto della mia presenza parigina per vedere gli ultimi lavori fotografici di Marzio, che è giovanissimo ma artisticamente assai dotato.

E mentre si mantiene facendo il cameriere in un bistrot vicino a casa con una paga adeguata (siamo nel paese del reddito minimo garantito…) dividendo la casa con la fidanzata georgiana laureata in economic finance, continua la sua attività creativa e la città gli offre la possibilità di una monografica  dal titolo STATI D’ABITARE (Galerie Mryam Bouagal) che lui dedica agli immigrati e ai sans papier. Ritratti rigorosamente in bianco e nero e non in digitale. La foto che ha scelto per la locandina è molto bella, una piccola zingara che una luce inaspettata la mostra nella sua bellezza tra una folla anonima di persone. Le giornate continuano con due mostre al Centre Pompidou. Ce le segnala l’amico e collega Emanuele Quinz, ora stabile qua a Parigi con la famiglia e maitre de conference. Ci conosciamo da più di dieci anni, quando giovanissimo Emanuele iniziò a organizzare eventi internazionale di digital art; tra i convegni più importanti a cui ho partecipato c’è proprio SCENE DIGITALE al Centre Pompidou organizzata da lui in cui comparivano istituzioni importantissime come l’IRCAM e l’Università di Paris 8. Ci accompagna alla mostra da lui curata Multiversités créative con arte algoritmica e generativa.

Alcune opere recuperavano dati dalla rete, da twitter, visualizzando insolite rappresentazioni grafiche e creando interazioni molto curiose. Ma devo dire che sono rimasta maggiormente colpita dalla mostra dedicata al video maker albanese ANRI SALA, che racconta tra le molte opere in visione, anche della Sarajevo della guerra (1395 Days without Red). Il passaggio al Louvre è obbligatorio come anche la visita alla Gioconda anche se c’è sempre qualche demente che fa foto con flash ai quadri (come se non esistessero già miliardi di riproduzioni sicuramente migliori del suo scatto).

Vari giri ai parchi e la sorpresa sono le fotografie gigantesche en plein air al Parc de la Villette del cinese LI WEI. Questo artista fotografa (intervenendo con un gioco di ritocco) delle scene assolutamente folli, antigravitazionali, vertiginose, con personaggi che volano, che stanno appesi a lampioni o ad alberi in posizioni che ricordano improbabili supereroi. Ma la vera sorpresa parigina è lui ,SPACE INVADERS!

Tommasino in una delle lunghe sedute in libreria a cui lo sottoponevo, trova un catalogo di uno dei suoi street artist preferiti, nome in gergo: SPACE INVADERS. Tommaso ama la street art, ama Bansky e ha anche provato in casa a graffitare con stencil. Space invaders ha una tecnica di “invasione urbana” molto particolare: incolla pezzettini di mosaico dalle forme di alieni di videogames molto colorati in posti davvero strani, in genere negli angoli alti dove si trovano le targhe con i nomi delle vie. In occasione della mostra parigina di un anno fa, Space invaders ha fatto questo catalogo scovato da Tommy che è una vera e propria mappa ad uso dei “cacciatori di space invaders” come fosse una caccia al tesoro e così ci siamo messi a cercare gli alieni rimasti illesi in città. Più o meno come cercare un ago in un pagliaio, ma alcuni li abbiamo trovati, altri sono stati tolti anche perché l’artista è diventato molto famoso e queste opere sono richiestissime e quotatissime. Fotografiamo quelli che troviamo, vicino ai metro, al canale della Cité de la Musique.

Il regalo per Tommasino a ricordo di questa vacanza è piuttosto ovvio, ça va sans dire: il copri Iphone griffato Space invaders. Il tempo di comprare un po’ di portachiavi  colorati a forma di Torre Eiffel per  compagni di scuola, qualche cartolina parigina, un saluto agli amici che mi lasciano un bel libro (Pour un humanisme numèrique di Milad Doueihi) e si ritorna a casa. O meglio, Tommaso ritorna alla Spezia, ci separiamo in aeroporto, io devo prendere il volo per Cagliari. Ryanair, la tua casa……

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